Dio degli orgasmi più neri, ti prometto che tornerò vergine, una volta oltre la cima dei pensieri. Oltre le nubi da Olimpo, dio delle atmosfere terrestri, respirerò anche per te e completerò la mia trasformazione. Rallenterò il passo del mio sangue e lo calibrerò sul ritmo del grasso fiume che scorre impudico sotto i miei occhi, fregandosene del sole. Non avrò fretta, dio di tutte le musiche sotterranee, e saprò farmi toccare dalla tua mano di lava, dopo, mi potrai pietrificare. Roccia immobile saprò affondare nel greto ingaro del mare e dormirò seza sogni nell’eterna piana sotto il tuo tempestoso infuriare. E tu, dio dei germogli infestanti, potrei pescarmi e, stanco di me, nei venti liberarmi a sgretolare e se sale un lamento sarà uno solo e sarà della natura del bene che viene dal male. Ti prometto che tornerò senza parola, se mi spingi oltre l’impossibile vetta del ventre e ti romperò gli occhi in pianto con stelle di cristallo sorridente. Oppure, se vuoi, sarò nuovamente una variabile adolescente e arrossirai nel mio rosso battito titubante. Dio delle correnti speziate, se mi aiuterai, tonerò di nuovo navigante e al porto del mio seno, sarò il mercante che per due becchi d’aquila solamente ti darà la penna salata per scrivere, con l’inchiostro che hai in mente, le tue preghiere inascoltate. Dio dei nervi rotti, ti ascolterò leggere, nelle tue notti, la lista delle tue voglie inappagabili e potrai piangere sulle mie cosce, se le mie cosce, oltre il vapore dei rami, rimaranno aperte impigliate. Dio dei sospiri interrotti, promettimi la guerra dei sensi e in cambio sarò per te, dio dei ginocchi tersi, uno spettacolo liquido di voli riflessi, e mentre mi pensi allontanare, ti prometto che mi potrai dimenticare.

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Nessuno a tenere le porte dei cuori che si blindano
Nessuno alle finestre a chiedere aiuto alla strada
le nostre case immobili e disperate
le nostre cose dovunque
roba che mi sta tra i piedi per pensare

Faccio solo un piccolo necessarium
oggetti con un cuore
e tutta la mappa – mondo per pensare

Voglio uscire per il mio mondo
scendendo le strade dei pianeti

Dovremmo riprenderci il pianeta
strada dopo strada
Dovremmo rinsaldare le alleanze

Nessuno ad aiutare il calare della notte
da tempo non si vedono le stelle
è solo giorno
tutto è acceso e non si dorme

Scenderò nella notte
troverò i suoi angoli maledetti che splendono corrotti
saprò riconoscerli tutti

cattedrali abissali o retro stazioni di bus o formica in un orecchio

Avrò accesso alle maledizioni
siamo sempre pronti a tutto
e non ci perderemo

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O public road, I say back I am not afraid to leave you, yet I love you/ You express me better than I can express myself […] – Whitman, Song of the Open Road

Ti racconto di quando ci riprendevamo le notti e rubavamo tempo al mondo.

Quando ci riprendevamo le notti, potevamo essere in uno qualsiasi dei tempi del mondo e il tempo era solo un’altra scorciatoia da sbagliare. E un gradino di un negozio chiuso (d’angolo su un incrocio) sembrava comodissimo e mai sarebbe venuta in mente una sola ragione per alzarsi di lì. Qui è naturale, per me, di restare, sotto il cielo profondo, che è lontano e mi manca ma è qui dentro la nostra bocca.

A rubare notti al mondo eravamo, sulla lingua ruvida della notte, sapori di pelle di un altro.

Ti racconto di quando eravamo in città come in una casa all’aperto, ed ogni sua piazza volevamo salotto e camminare era come baciare. Là, in quel punto del tempo, sotto le luci arancioni della notte tarda, una volta ho sentito che qualcosa stava diventando, di nuovo, mio; la notte, la tua vita, tornava ad essere tua, tornava ad essere te come tu tornavi ad essere la notte.

Era quando sentivamo meravigliosamente, quando ci spettinavano canti volanti e ballava scalza la mia mente.

Ed è un presente, e sei pieno di luci e sei pieno di ombre e sei calmo, come la sua aria sospesa, e tu, come la notte, ti apri al viandante in spiragli caldi, e calavamo sul mondo come si adagia la notte quando cala

sui panni dimenticati stesi

o sui sellini delle biciclette, sui fornai, sulle cavallette.

Tu, come la notte, sei magia vivente e hai tutti i poteri e sai trasformarti e volare e sparire. Sei gatto lunare con baffi azzurri e pelo color madreperla. Sei il graffio di luna che fa urlare il cielo che dorme.

Ti racconto di quando, gatti lunari, ce ne andavamo come vagabondi tra i quartieri d’Oltrefiume, scavandoci i cuori, liberando le parole dai denti. Quanti incantesimi abbiamo fatto sugli occhi dei muri, quante formule magiche scoperte tra le pietre.

 

Quarantasette ricordi di radura

poi 100 lentesimi di perlagiada

e un mozzicone da sacrificare.

Lampi di cuore

pianto di vento

che dian potere

a sto lamento

 

Pietra di paura

grido di stortura

si mischino

a venti di pianura;

poi si giri tutto controsenso

per minuti mediosettecento.

Si invochino gli amori

si pronunci con i cuori:

 

Lampi di cuore

pianto di vento

che dian potere

a sto lamento

Pietra di paura

Grido di stortura

si mischino

a venti di pianura

e tu, calura d’agosto

sii impunita e

fa di noi mosto

e poi, vino di salita.

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Eliot – Four Quartets

East Coker

 

III

O dark dark dark. They all go into the dark,
The vacant interstellar spaces, the vacant into the vacant,
The captains, merchant bankers, eminent men of letters,
The generous patrons of art, the statesmen and the rulers,
Distinguished civil servants, chairmen of many committees,
Industrial lords and petty contractors, all go into the dark,
And dark the Sun and Moon, and the Almanach de Gotha
And the Stock Exchange Gazette, the Directory of Directors,
And cold the sense and lost the motive of action.
And we all go with them, into the silent funeral,
Nobody’s funeral, for there is no one to bury.
I said to my soul, be still, and let the dark come upon you
Which shall be the darkness of God. As, in a theatre,
The lights are extinguished, for the scene to be changed
With a hollow rumble of wings, with a movement of darkness on darkness,
And we know that the hills and the trees, the distant panorama
And the bold imposing facade are all being rolled away—
Or as, when an underground train, in the tube, stops too long between stations
And the conversation rises and slowly fades into silence
And you see behind every face the mental emptiness deepen
Leaving only the growing terror of nothing to think about;
Or when, under ether, the mind is conscious but conscious of nothing—
I said to my soul, be still, and wait without hope
For hope would be hope for the wrong thing; wait without love,
For love would be love of the wrong thing; there is yet faith
But the faith and the love and the hope are all in the waiting.
Wait without thought, for you are not ready for thought:
So the darkness shall be the light, and the stillness the dancing.
Whisper of running streams, and winter lightning.
The wild thyme unseen and the wild strawberry,
The laughter in the garden, echoed ecstasy
Not lost, but requiring, pointing to the agony
Of death and birth.

You say I am repeating
Something I have said before. I shall say it again.
Shall I say it again? In order to arrive there,
To arrive where you are, to get from where you are not,
You must go by a way wherein there is no ecstasy.
In order to arrive at what you do not know
You must go by a way which is the way of ignorance.
In order to possess what you do not possess
You must go by the way of dispossession.
In order to arrive at what you are not
You must go through the way in which you are not.
And what you do not know is the only thing you know
And what you own is what you do not own
And where you are is where you are not.

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Lolini – Da una stazione all’altra

da una stazione all’altra
sgombrare smammare sbolognare
musica da questura
suona sempre
ci hanno detto
filate alé filate

ci annusano
si puzza almeno

irrecuperabili
ha detto il brigadiere

le scimmie proletarie
son dentro le utilitarie
sempre i soliti sempre

vai a fidarti
di penose chiacchiere
di solidarietà infingarde
morti noi signori e madame
si chiude

coraggio sole dei ricchi
che ce la fai anche stamani

***
abbiamo lasciato
tracce in giro
frammenti

si spegne il millennio
muore goffo
estraneo

anche la nostra
giovinezza
si spegne

è tempo di sbaraccare

infingardi dilettanti
barammo malamente
sull’orlo
di questo secolo
infame

ah le mie carte truccate
tutte sul tavolo
presto
è tempo
partiamo

le notti saranno
sempre più lunghe
e i rimorsi
non daranno
tregua

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